mercoledì 9 aprile 2014

PAFPI verso il Monte Todano

Venerdì sera, nell’Aula Rusnati dove si teneva l’Assemblea del CAI Gallarate, sul manifesto per l’Escursione Sezionale del 24 Marzo 2014 da Cambiesso al Monte Todano è comparsa la scritta “sospesa”, causa “condizioni meteo avverse”.

Questo vale per gli iscritti all’Escursione Sezionale, ma non per i PAMPI che si sono dati appuntamento per domenica alle 7 al solito posteggio.
Domenica mattina, ore 6, non sta piovendo, allora è sicuro che si va.
Ore 7, sotto una pioggia a momenti lievi ed a momenti scrosciante ci troviamo e decidiamo il da farsi: ormai ci siamo, il meteo di Consorzio LAMMA prevede tempo in miglioramento nel settore compreso tra Lago Maggiore e Valdossola.
Partiamo; la pioggia non ci molla fino a quando siamo in zona di Intragna, il tempo sembra andar via via migliorando.
Passiamo Cambiesso ed arriviamo a Gabbio; un cartello avvisa che è vietato il transito in caso di neve; non nevica, pioviggina appena appena, una cosa sopportabile quindi proseguiamo.
Troviamo sulla destra uno spiazzo adatto per lasciare l’auto (quota 1100 circa), qualche decina di metri più avanti la strada è imbiancata dalla neve; Paolo fa manovra e posteggia, scendiamo per prepararci alla camminata ed ecco che la pioggerellina si trasforma, ecco scendere i primi fiocchi che diventano presto sempre più grossi e sempre più fitti.
Ragioniamo, in realtà è Paolo che ragiona velocemente. Se lasciamo qui l’auto e dovesse continuare a nevicare? Non è il caso di posteggiare qui, potremmo correre il rischio di restare bloccati in questo posto. Decisione irrevocabile ed indiscutibile di PaRad, portiamo l’auto più in basso di un centinaio di metri dove, a quota 1000, in corrispondenza di un tornante, abbiamo visto un ampio spiazzo, c’è già posteggiata un’auto con carrellino ma dovrebbe esserci spazio anche per noi.
Detto fatto, risaliamo in auto e ci spostiamo, posteggiamo, ci scarponiamo, appendiamo ciaspole e bastoncini agli zaini, copri zaino a coprire tutto, zaini in spalla, ombrello aperto e via per la strada asfaltata che si sta imbiancando.
La spolverata di neve diventa presto uno strato consistente, arriviamo al luogo che avevamo scelto come posteggio iniziale che già ci sono alcuni centimetri di neve, la situazione merita qualche fotografia e così lungo il percorso ci fermiamo per qualche scatto; in prossimità di un tornante dove c’è una fontanella con una panca ed una riserva d’acqua a mo’ di piscina c’è sulla sinistra l’imbocco di un sentiero che porta alla nostra meta, ma non lo prendiamo.
Continuiamo ancora fino alla Cappella Porta a quota 1130 circa, subito prima dell’ampio posteggio, impraticabile per la neve accumulatasi durante l’inverno, si stacca a sinistra un sentiero a gradini.
Non è il caso di fare fatica inutile e poi siamo venuti per ciaspolare, e ciaspole siano, le inforchiamo e ripartiamo sul sentiero.
Camminiamo calmi sotto la neve, siamo solo in 5 e non ci sono mete da raggiungere a qualsiasi costo, non è neppure una ricognizione è una uscita tra amici, si cammina chiacchierando.
Saliamo nel bosco fino a1170 metri dove ci troviamo ad attraversare una zona scoperta e battuta dal vento, avanziamo con gli ombrelli posti in orizzontale a proteggerci dalla neve sferzante come se fossimo antichi guerrieri con i nostri scudi; le folate a tratti cambiano direzione e gli ombrelli si rivoltano (se fossimo in Lombardia si direbbe che si sverzano), decido di chiuderlo e proseguo con la neve che mi si infila sotto gli occhiali, tanto da impedirmi di tenere aperti gli occhi.
In fondo al dosso c’è un villaggetto. ci raduniamo li e qualcuno mi avverte che non ho più il coprizaino, la tormenta me l’ha strappato via e neppure me ne sono accorto, torno indietro e lo ritrovo, è rimasto incastrato tra alcuni rami di un arbusto.
Ci fermiamo a prendere fiato perché questo vento è micidiale, poi di nuovo in cammino verso le baite più avanti, sappiamo che ci sono ma non le si vede per la neve che turbina intorno a noi.
E dopo questo piccolo agglomeratodi case ce n’è ancora uno che si chiama Sunfai (1212), è preceduto da un masso su cui è posta la riproduzione in ferro di una antica incisione risalente a 3600 anni fa.
Proseguiamo e giungiamo al villaggio più grande (1260), qui ci sono case che in estate sono sicuramente abitate, case di vacanza forse; porte e finestre sono sbarrate da inferiate; attraversiamo il villaggio e continuiamo, “ancora un poco e poi torniamo”, ce lo stiamo dicendo da quando abbiamo incontrato le prime folate di vento.
Non seguiamo quello che dovrebbe essere il sentiero, che attraversa il villaggio, passiamo in mezzo ad alcune case e prendiamo per la linea di massima pendenza, non ci vuole molto ad arrivare all'agglomerato di rovine che si credeva un villaggio.
Ci fermiamo giusto il tempo di curiosare tra i muri diroccati poi prendiamo la via del ritorno; non è pensabile di continuare verso il Todano, dovremmo percorrere tutta la dorsale in balia di questo vento che soffia fortissimo.
Ed è tormenta di neve quella che ci accompagna nella discesa; questa volta dopo un breve tratto di fuoritraccia decidiamo di seguire il sentiero; possiamo dal villaggio e proseguiamo fino a Sunfai, decidiamo di proseguire fino al villaggio successivo dove potremo fermarci al coperto di qualche tettoia per consumare lo spuntino che ci siamo portati nello zaino [foto]. Troviamo un riparo tra 2 case e posati gli zaini ci rifocilliamo; la sosta è breve, ripartiamo ed attraversiamo quel tratto dove il vento si era impadronito del mio coprizaino; tocca a Pietro rincorrere il coprizaino di Liviana strappato via dal vento.
Ha smesso di nevicare, riprendiamo la discesa ed in poco tempo siamo al posteggio innevato; togliamo le ciaspole, le liberiamo dalla neve che si è ghiacciata alla base e le leghiamo agli zaini, copriamo il tutto con il coprizaino e torniamo all'auto.
Una volta spostata l'auto decidiamo che non è il caso di cambiarci completamente, cambiamo solo gli scarponi, poi subito in auto e via.
Ci fermiamo in un bar dove tra caffé, cioccolata, tortina di frolla e birra ripercorriamo a parole quanto abbiamo fatto oggi; chissà come ci chiamerà ora Mario, oggi è stato ben oltre che PAMPI.

Allora possiamo dire che è stata proprio una gita da PAFPI, non ci siamo cambiati nome siamo sempre PAMPI ma oggi è più azzeccato definirci PAFPI ovvero Po’ Anca Fiucà Partisum Istes.

  
L'escursione è stata diretta da Paolo Radice ed Ermanno
   ci hanno fatto buona compagnia alcuni amici del CAI di Gallarate 


potete seguirci con l'immaginazione guardando le foto scattate



le foto delle varie escursioni fatte in precedenza le trovate seguendo il link alle foto

sabato 11 gennaio 2014

a 4 mesi dall'escursione vi racconto il fine settimana del 21+22 Settembre 2013





Capanna Como in Val Darengo

Era più di un anno che ci pensavo, che andavo preparando questa escursione; da Livo alla Capanna Como; a sentire chi già l'aveva fatta era roba da 1 giornata andata e ritorno. Ma non era quello che avevo in testa io. Volevo una camminata impegnativa, com'è il sentiero che porta alla Corno, ma fatta con calma e guardando ogni angolo di questa valle che mai avevo percorso prima, con il Rifugio come meta finale del primo giorno, con la serata da trascorrere con gli amici di trecking, con una notte di silenzio, del silenzio che c'è solo in posti come quello.
Alla fine l'escursione è stata messa in calendario; ne ho parlato con Angelo (Macchi) che mi ha fatto vedere le foto scattate anni prima, mi ha descritto il percorso con l'aiuto della cartina; su internet ho trovato un paio di descrizioni del sentiero che porta alla Como, ma nessuno descriveva il sentiero che intendevo fare per il ritorno, passare per la Bocchetta di San Pio e per la valle Cavrig, per scendere poi ad Inghirina e tornare sul sentiero percorso il giorno prima.
Così è giunto il momento di organizzare il tutto; contatto chi tiene le chiavi del rifugio (Lorena Molinari 3357806842 oppure 3314914599 oppure 0344 89760 ), prenoto il Rifugio quasi per intero, 20 dei 23 posti disponibili, organizzo Ia descrizione del percorso, preparo il manifesto da esporre in sezione, comincio a registrare i partecipanti.
Con grande sorpresa noto che le iscrizioni non sono quante mi ero immaginato, alla fine siamo in 8 e di questi, la mattina della partenza, uno non si presenterà.

Il giorno dell'escursione è arrivato, si parte, 2 auto per 7 persone; viaggiamo veloci, ci fermiamo a Dongo a fare spesa, pane, qualche etto di bresaola della Valtellina, riso. Ciascuno ha portato qualcosa che potrà dividere con gli altri.
Ripartiamo ed in poco tempo raggiungiamo Gravedona, lasciamo la Strada Regina e seguiamo per Liro e Livo. Qui cerchiamo la casa dei Molinari, incontriamo Lorena che si raccomanda sul comportamento da tenere in rifugio e ci raccomanda di pagare il transito fino a Dangrì per non incorrere in sanzioni da parte dei vigili comunali.
Ultima ripartenza, prossima fermata tra 2 km al posteggio del Crotto Dangrì, presso il ponte Dangri; ma li non troviamo posto e siamo costretti a tornare indietro di qualche centinaio di metri. Poco male, ma nel frattempo si sono fatte le 10 e ci aspettano ore di cammino e di paesaggi da ammirare.

>> in rosso è indicato il percorso seguito da Baggio alla Capanna Como; i punti più grandi indicano: in basso a destra il punto di partenza (Ponte Danngri), in alto a sinistra il punto di arrivo (Capanna Como), al centro la sosta al Ponte di Pianezza

Finalmente, scarponi ai piedi e zaini in spalla si parte, subito una foto di gruppo sul ponte Dangrì (mt. 630), e poi in fila sull'erto sentiero che ci porta prima alla chiesa della Madonna di Livo e poi a Baggio (mt. 950). Non s"è fatta molta strada ma ci siamo alzati di 1/4 dell'intero dislivello da fare.
Baggio è un villaggio in buona parte ristrutturato c'è gente che ci viene a passare i fine settimana nelle case ormai di vacanza, è comunque una bella cosa sapere che il villaggio non è stato completamente abbandonato; d'altronde questa località è facilmente raggiungibile, 1 ora di cammino per i più lenti.
In fondo al villaggio, dove il sentiero inizia ad addentrarsi nella valle, ci sono una fontana di acqua freschissima dove attingere acqua per il resto della camminata. La sosta ci consente di riprendere fiato, di bere una sorsata di acqua, di ammirare il paesaggio che ci circonda ed i ruderi di un vecchio forno .
Riprendiamo la camminata su questo sentiero che a tratti è ben lastricato ed a tratti è sconnesso, che supera una miriade di rigagnoli quasi in secca. Alla nostra sinistra, 300mt più in basso scorre il torrente. E' una lunga camminata in falso piano, con una stupenda vista alle nostre spalle, alla sinistra dove si possono ammirare sottili e lunghissime cascate che sulla parete opposta si precipitano a valle, e di fronte a noi dove spuntano alti picchi; e questa vista ci accompagna fino al Ponte di Borgo (mt. 968) che ci porta sull'altra sponda del Rio Darengo.
Il sentiero torna a salire, dolcemente ma con costanza e ci troviamo a camminare sul limitare del bosco, poco discosto dalla riva del torrente; la temperatura si è abbassata, o forse è l'umidità che si è alzata, ma se si cammina di buona lena come facciamo noi non si soffre il freddo.
Passiamo tra vari alpeggi, ce ne sono di abbandonati e di risistemati, alcuni anche di recente; ecco allora Borgo (mt. 1050), poi il ponte (1100 mt) che porta a Stabiel, Basei e Bustecchio; poi Resiga (mt. 1200), poco fuori dall'alpeggio siamo costretti ad una variante perché il sentiero non c'è più, se l'è portato via una frana; torniamo sul sentiero e passiamo per altre baite. Sotto di noi, alla nostra destra scorse il torrente, che nei momenti di piena deve essere impetuoso visti i massi che riesce a spostare.
Poi il sentiero sembra spianare, davanti a noi, alla nostra destra, c'è un ponte di pietre siamo giunti al Pontedi Pianezza (mt. 1238); attraversiamo il ponte e ci fermiamo per fare sosta e rifocillarci nel pratone antistante l'alpeggio. E nell'occasione parliamo di cosa abbiamo incontrato e visto durante il percorso fin qui fatto, parliamo di alpeggi e ponti, di torrenti, di cascatelle e frane; ed è già ora di rimetterciin cammino, sappiamo che ci mancano ancora poco meno di 600 metri di dislivello, e secondo le relazioni lette sono anche i più duri.
E non sbagliano, sarà la pancia piena o forse le gambe che si sono raffreddate per la lunga sosta ma quest'ultimo tratto sembra davvero pesante.
Ecco poi apparire sopra uno sperone la Capanna Como, è li a poca distanza da noi, basta salire quel breve pendio, girare dietro a quel grosso masso, fare altri 4 passi e sei bell'e arrivato. Ed infatti, come tutti i Rifugi che sono degni di essere chiamati con questo nome, lo si vede in quella posizione per 1 ora, poi finalmente ci arriviamo. È una bella struttura, sappiamo che è stata sistemata da non molto, l'interno è ben messo, accogliente, un'ampia sala dal pranzo con cucina a gas a più fuochi; Paolo scalda qualche pezzo di legno per permettere a Ferdinando di poter avviare la stufa che è li di fianco, fatica a partire perché la legna, conservata nel container fuori dal rifugio, è umida, quasi bagnata. Quando finalmente prende fuoco posa altri tronchi sopra la piastra della stufa, crea una piccola catasta che pian piano si asciuga e consentirà in seguito di stare al caldo. C'è un solo neo e non è attribuibile al Rifugio od a chi tiene le chiavi, chi ci ha preceduti non ha portato a valle la pattumiera.
In fondo c'è la porta che dà accesso al reparto notte; un piccolo bagno e di fronte ad esso la scala che porta allo stanzone dove ci sono materassini dell'IKEA, foderati in cotone, belli e comodi, adagiati sul pavimento di legno dei 2 lati lunghi e su quello di fronte alla scala c'è un soppalco su cui sono stesi altri materassini a formare una serie di letti a soppalco.
Riponiamo gli zaini in un apposito scaffale presente nell'antibagno, ci diamo una rinfrescata e ci cambiamo le magliette bagnate; poco dopo entra in rifugio la proprietaria di quanto abbiamo trovato abbandonato al piano superiore, è una giovane donna, è sola, ovvio scambiare subito qualche parola, ed io vestito di scuro, scherzosamente mi spaccio per un sacerdote, lo scherzo riesce e per qualche minuto la ragazza è convinta di essere alla presenza di una comitiva di una qualche congregazione religiosa; a furia di insistere lo scherzo non è più sostenibile e tutto torna alla normalità.
Nel frattempo qualcuno ha messo a bollire dell'acqua con le verdure procurate da Liviana, patate, carote, cipolla, un gambo di sedano e non so che altro per ottenere un brodo ristoratore ed anche il brodo per il risotto da fare più tardi; ne risulta un brodo vegetale veramente gustoso e tutti ne bevono una tazza, è meglio del solito the zuccherato, bisognerà tenere conto di questa novità, è dissetante e corroborante ma soprattutto è naturalmente carico di sali minerali che reintegrano quelli persi con la sudorazione durante la camminata.
Arriva poi l'ora di preparare la cena, mi metto ai fornelli e comincio a fare un risotto con il brodo vegetale rimasto e con i funghi raccolti lungo il percorso. Alla fine ce n'è per tutti noi ed anche per Sara, la ragazza che abbiamo incontrato e che si è seduta al nostro tavolo, e qualcuno fa il bis. Come secondo si divide la bresaola e quanto ciascuno ha portato, la bottiglia di vino della ragazza è molto apprezzata e viene svuotata come quella portata da Filippo.
Durante la cena arriva una coppia di ragazzi, si lamentano dell’eccessivo costo per l'uso del Rifugio, ed intanto se ne stanno al caldo seduti su una panca di quel rifugio tanto costoso.
Arriva l'ora di andare in branda ed intanto arrivano gli ultimi ospiti del rifugio, dei giovani attrezzati per la pesca a cui si dedicheranno l'indomani nel Lago Darengo, intanto i 2 portoghesi se ne vanno a dormire fuori, nella loro tenda.
Prima di andare a letto usciamo tutti dal rifugio e stiamo a guardare il cielo stellato, è una distesa di puntini luminosi che spiccano su uno sfondo di un blu scuro e nel contempo vivo. Ma il freddo è pungente e si rientra per andare finalmente a dormire.
Filippo fa di tutto per non conciliarci il sonno, musiche a tutto volume dal suo telefono impediscono il sonno fin quasi a mezzanotte, infine arrivano nello stanzone anche i giovani pescatori e Filippo è costretto a zittire la sua emittente personale.

E' ancora buio quando ci alziamo, Ferdinando che si è alzato parecchio prima degli altri ha preparato la colazione per tutti, con le provviste che ciascuno ha portato ha imbandito una stupenda tavola; è la prima volta che viene ad una 2 giorni e ci meraviglia con il suo comportamento.
Non passa molto che compare il portoghese con una sola domanda " ma in questo rifugio non si può avere un caffè?" Io allibito non ho la prontezza di rispondere a tono, ma mi accorgo che Carlo l'ha presa male e forse qualcosa di pungente ha risposto al ragazzo; Paolo, Filippo ed io usciamo a fare le ultime foto al Rifugio ed a quanto ci circonda, il sole è ancora basso ed illumina di luce radente disegnando lunghe ombre ed illuminando le cime circostanti mentre la luna si nasconde dietro un alto picco.
È quasi ora di mettersi in cammino, mentre gli altri fanno gli ultimi preparativi, Paolo ed io, cartina alla mano, studiamo il pendio che ci sta davanti per individuare il sentiero che ci condurrà alla Bocchetta di San Pio. Una foto di gruppo e via,  si parte, sentiero tutto da scoprire, non abbiamo trovato descrizioni su questo percorso.


 >> in rosso è indicato il percorso seguito dalla Capanna Como al Ponte Dangri; i punti più grandi indicano: in alto a sinistra il punto di partenza(Capanna Como), in basso a destra il punto di arrivo(Ponte Danngri),e lungo il percorso i punti di sosta al Lago Cavrig, all'Alpe Inghirina ed al Ponte di Pianezza

Il sentiero comincia su tracce che a tratti svaniscono,  ci fermiamo spesso per individuare la direzione daseguire, qualche segno bianco-rosso lo si individua con difficoltà, ogni fermata è l'occasione per guardare indietro verso il rifugio, il lago sotto di noi, la corona di cime che lo circonda,  è uno spettacolo incantevole; dopo una breve salita effettuiamo un lungo traverso e ci troviamo all'imbocco di un erto canalino, dobbiamo riporre i bastoncini per poter avere le mani libere per aggrapparci alle roccette, sono brevi passaggi di secondo o di terzo grado, così ho letto da qualche parte, ma mi sembra che abbiano esagerato; è comunque un tratto impegnativo, non tutti gli amici delle escursioni domenicali sarebbero disposti a percorrerlo.
Alla fine del canalino sbuchiamo su uno stretto passaggio, la Bocchetta di San Pio, le nuvole nascondono le cime lontane e creano uno spettacolo accattivante, la foto è d'obbligo, poi ci consultiamo sul sentiero da seguire, consultare la cartina è indispensabile, scegliamo quello basso.
Da qui comincia la vera lezione d'orientamento di cui può godere Fabrizio, che ha seguito il Corso di Escursionismo Avanzato 2013 della SIEL (Scuola Intersezionale di Escursionismo dei Laghi). Cartina alla mano, attenzione al territorio circostante, continua ricerca di tracce ed indicazioni che sono ormai scolorite, che sembrano fatte per chi cammina in senso contrario, ma non si scoraggia anche se capita di sbagliare; subito dietro di lui c'è Paolo che lo incita e lo corregge.
Qualche indicazione in più non farebbe male, così ci permettiamo di risistemare qualche ometto.
Arriviamo al Lago Cavrig (mt. 2130) posto al centro di un anfiteatro di piccole cime; ci concediamo ½ ora di relax; Ferdinando trova girini e ranocchi; prima di proseguire scatto la foto di gruppo. Fatta. Si riparte, c'è ancora molta strada da percorrere.
Ci dirigiamo ora verso una bocchetta che vediamo in lontananza e di cui non conosciamo il nome, man mano che ci avviciniamo vediamo che è abitata da capre e pecore, due greggi distinti, verso monte Ie capre, verso valle ma su un pendio estremamente scosceso le pecore. Altra breve sosta per scattare qualche foto e subito di nuovo in cammino.
La fatica comincia a farsi sentire, io al solito chiudo la fila; di qui a poco dovrebbe cominciare la discesa, ma non riusciamo ad individuare il sentiero, quello evidente sembra puntare in alto, troppo in alto per essere quello che porta verso Inghirina. Paolo ed io decidiamo di andare in avanscoperta seguendo 2 diverse vie, lui seguirà quella alta, io scenderò per prati in direzione delle sottostanti baite che formavano l'alpeggio dell'Avert d'Inghirina (mt.1965); lasciamo gli altri ad aspettare che noi si individui il percorso da seguire; ma chi riesce a tenere a freno Filippo? si è messo sulle mie tracce e presto mi raggiunge e mi supera, alla fine individuiamo una via per scendere, diamo una voce agli altri che in fretta ci raggiungono; Paolo ha trovato una deviazione che dal sentiero alto scende verso di noi, lo prende e presto anche lui è con noi.
Il sentiero più avanti torna ad essere marcato, è pendente, davvero pendente, a lungo andare si fa sentire sulle ginocchia, lo zaino ancora pesante non aiuta.
Liviana ed io siamo rimasti indietro, finalmente arriviamo ad Inghirina, e gli altri ripartono subito, per noi non c'è tempo per recuperare, ripartiamo con loro ma restiamo in coda.
La discesa prosegue, ripida, poi finalmente il pendio si addolcisce, siamo rimasti nuovamente indietro; attraversiamo il bosco alle spalle di Pianezza e ci troviamo ad un bivio, secondo la cartina ed il programma dell'escursione si dovrebbe girare a sinistra e tenere il sentiero che costeggia la sinistra del torrente; ma distinguiamo chiaramente la voce di Filippo alla nostra destra; prendiamo il sentiero di destra e ci troviamo dopo meno di 100 metri nella radura di Pianezza, dove ci siamo fermati già il giorno prima. Zaini a terra, si pranza e si riposa un poco; intanto si decide su quale sentiero fare per scendere, concordiamo di ripercorrere quello già fatto in salita ieri, lo conosciamo, non riserva sorprese, ed è sicuramente quello più adatto, essendo più tardi di quanto avessimo previsto di impiegare per giungere fin qui. La sosta è comunque breve, si sistemano gli zaini, si stringono le stringhe degli scarponi (per questo si chiamano stringhe?) e si riparte.
Filippo in testa, Liviana per seconda sembra trotterellare, evidentemente la sosta ha giovato a tutti ed a lei in modo particolare.
La strada da percorrere è ancora tanta; ritroviamo gli alpeggi già visti ieri, Resiga, Borgo, attraversiamo il ponte di Borgo ancora tutti in gruppo, mi fermo per scattare qualche foto; il sentiero ora è quasi in piano, qualche saliscendi, non è roba impegnativa, ma ormai ogni gradino lo sento nelle gambe come fosse una salita impervia; chi è che chiude la comitiva? io, come sempre io, questa volta non perché sono la scopa ma perché sono scoppiato.
Alla fine eccomi a Baggio, Carlo è ancora alla fontana, più in la c'è Paolo che si interessa se ci sono problemi per la mia ernia; non ce ne sono più da quando mi hanno operato, 2 mesi fa, almeno credo e spero che non ce ne siano più, anche per il futuro.
Ancora qualche foto al villaggio ed un breve video agli ultimi del gruppo, i giovani hanno già ripreso il cammino da un pezzo e si sono dileguati.
Carlo e Paolo impiegano veramente poco a staccarci, Liviana ha il passo pesante, è la prima volta che la vedo così affaticata, solitamente si mette a canticchiare quando ha bisogno di farsi forza, oggi non ha neppure la forza di fare quello. Non che io sia messo meglio, ma cerco di non darlo a vedere, e forse questo mio mostrare energie, che in realtà non ci sono, non le sono di conforto. Non so come comportarmi, vorrei rincuorarla ma riesco solo a pungolarla e non a spronarla; mi sento un incapace, un aguzzino.
Più sotto si intravvede la chiesa, manca poco al Ponte d'Angri, Io sappiamo entrambi. Un ragazzino, accompagnato dai genitori, ci passa avanti con passo spedito, poi risale di corsa, sembra volerci sbeffeggiare col suo andare avanti ed indietro. Sul sentiero qualcosa di piccolo si muove rapidamente, sembra un topino ma non lo è, pensiamo sia un Moscardino una specie di piccolo ghiro, merita una foto, ed è anche la scusa per fermarci un attimo. Più avanti ne incontriamo un altro, facciamo attenzione a non infastidirlo ed a non attirare l'attenzione del ragazzino, non vogliamo che gli faccia del male.
Eccoci alla chiesa, ora manca veramente poco. si intravede il ponte, non c'è nessuno dei nostri, se ne saranno già andati verso le macchine. Quando stiamo passando sul Ponte d'Angri ecco che Paolo sbuca dal breve sentiero che a destra risale verso il Crotto d'Angri. Gli altri sono tutti li, hanno occupato un lungo tavolo e ci stanno attendendo per ordinare qualcosa da bere; birra o panache per tutti, Liviana ordina anche un panino con salame.

L'escursione è praticamente finita, mancano poche centinaia di metri per arrivare alle auto, poi anche questa galoppata resterà un bel ricordo; siamo ancora seduti davanti alle birre che arrivano i primi commenti, Fabrizio dice che le gite mie e di Paolo sono sempre le migliori per organizzazione, per ambiente e per utilità. Carlo poi ne è entusiasta, ed ancora ora, a distanza di mesi, ne parla con il medesimo entusiasmo di quel tardo pomeriggio.
Paolo ed io siamo soddisfatti, decisamente soddisfatti; guardiamo Liviana, è chiaramente stravolta dalla stanchezza, ma dall’espressione del suo viso traspare la gioia, la felicità, la soddisfazione per quanto ha fatto.
Finito il panino e le birre ci alziamo e paghiamo il conto.
Si torna a casa.

hanno partecipato                            ciascuno si è distinto come
1.       Carlo                                           entusiasta
2.       Ermanno (ASE ErBa1950)      cuoco, chiudi-fila, fotografo e narratore
3.       Fabrizio                                      allievo modello
4.       Ferdinando                                responsabile di sala e fotogrago
5.       Filippo                                        apri-fila e disc jochey
6.       Liviana                                        addetta alle vettovaglie
7.       Paolo (ASE PaRad)                 tutor di Fabrizio e fotografo

potete seguirci con l'immaginazione guardando tutte le foto scattate e le trovate ai seguenti link
> quelle di Ferdinando
 >> quelle di Paolo
  >>> quelle di Ermanno del 21 e quelle del 22
e per vedere tutte le altre nostre foto 

lunedì 4 novembre 2013

Escursione sezionale del 27 Ottobre

Andiamo a Velina
 
Cari amici, vicini e lontani, è vero che in questo periodo piove abbastanza spesso e la domenica in particolare, ma noi del PAMPI non ci lasciamo scoraggiare quando piove solo acqua, e infatti vi racconterò come andò che domenica 27 Ottobre siamo partiti in 16 alla volta della Val Grande, come da programma.

In verità si erano iscritti in 29 alla gita che avevo organizzato con meta gli Alpeggi di Velina, ma il tempo peggiorato all'ultimo momento ha scoraggiato una parte degli iscritti, che non si sono proprio presentati, ed altri che, dopo il primo scroscio di pioggia, ancor prima della partenza sono tornati a casa .
Abbiamo quindi trasformato la gita da escursione sezionale in individuale ed abbiamo cambiato la meta in qualcosa di più tranquillo: siamo andati in auto fino all'Alpe Ompio e poi abbiamo scarpinato fino all'Alpe Vercio.
La pioggerellina era fine fine e non dava fastidio, non faceva freddo ed i colori dell'autunno contribuivano a creare un'atmosfera rilassante.
Avevamo portato con noi vari sacchetti per raccogliere castagne; fra tutti ne abbiamo raccolti oltre 10 chili. Non sono proprio grosse come i marroni che si vedono al supermercato, ma ci consentiranno di fare la solita castagnata in sede; FORSE, se ci sarà una serata senz'acqua.
Alla fine della camminata, posati gli zaini in auto, si voleva bere qualcosa di caldo al vicino rifugio Fantoli, ma anche questa volta abbiamo dovuto rinunciare perché non c'era un posto libero. Era pieno di gente che attendeva la castagnata in programma per il pomeriggio, infatti in un angolo erano accatastati sacchi con l'etichetta MARRONI DI CUNEO. ( ! )
Saranno mica quelli di Cuneo che hanno messo le vespe cinesi nei nostri castagneti?
Ciao Luigi (non Zibetti) Caira

Dislivello sulla carta = 132 mt a scendere in andata ed in salita al ritorno, con pancia piena e zaini carichi
Distanza percorsa a piedi Andata + Ritorno =  5 km circa

Tempo di discesa = 2 ore, prendendosela comoda, cercando castagne ed ammirando alpeggi e salamandre
Tempo di salita = 1,5 ore, prendendosela comoda
Percorso stradale Gallarate - S.Bernardino Verbano  Andata + Ritorno = 130 km circa
 
   L'escursione è stata diretta da Liviana con la collaborazione di Ermanno & Paolo
   ci hanno fatto buona compagnia gli amici del CAI di Gallarate


potete seguirci con l'immaginazione guardando le foto scattate


le foto delle varie escursioni fatte le trovate seguendo il link alle foto

lunedì 11 febbraio 2013

Bufere al nord, previsti venti anche a 66 km/ora

domenica 3 febbraio sullo Ziccher

Le previsioni dicono che farà freddo, molto freddo, e che ci sarà vento, molto vento, vento da Nord a 30 km/h con folate che potranno arrivare anche ad oltre 50 km/h.
Che fare? Di stare a casa non se ne parla ed allora cerchiamo qualcosa di alternativo; si potrebbe camminare in vicinanza dei laghi, tipo Lesa o Stresa o la zona dell'Alto Vergante.
L'idea viene a Paolo, Monte Ziccher, il sentiero è tutto esposto a Sud, quindi riparato dal vento di tramontana, si arriverà fin dove il vento ci consentirà.
Deciso, si andrà in Val Vigezzo, con il solito spirito Pampi.
Ed allora eccoci arrivare, domenica mattina, al posteggio del Blitz di Craveggia; racchette da neve in spalla perché di neve non è che ce ne sia molta e quella poca non sembra adatta a ciaspolare.
Il percorso già lo conosciamo bene, l'abbiamo fatto più volte, con e senza neve, d'inverno, d'estate ed a mezza stagione, si passa sul ponticello che nella ciaspolata del 2009 portava 1 metro di neve, passiamo dalla Chiesa del Blitz, poi su verso gli alpeggi, attraverso l'Alpe Oro e su ancora fino all'anticima dove qualcuno si ferma mentre in 5 si decide di salire allo Ziccher.
La neve non è granché, sotto la crosta superficiale la neve è tenera e gli scarponi affondano, il pendio è veramente ripido, le ciaspole restano sullo zaino.
In vetta c'è aria, una piacevole brezza se paragonata alla bufera delle previsioni meteo; il tempo per scattare qualche foto e per ammirare il panorama delle Alpi, sempre incantevole da qui nelle belle giornate "ventose"; poi scendiamo.
La discesa è più difficile della salita, ce lo aspettavamo; dobbiamo metterci fronte al pendio e piantare bene gli scarponi nel manto nevoso che smosso in salita ora è più cedevole; solo Rossano ha i ramponi, noi rimpiangiamo di non averli portati; i ramponcini, che ormai da ottobre sono nello zaino, sarebbero comunque inutili, per far presa servono le punte anteriori.
Con calma, facendo attenzione e saggiando la neve prima di caricare il peso, torniamo all'anticima e partiamo tutti assieme verso valle alla ricerca di un angolo riparato e soleggiato dove fermarci a pranzare.
Una volta rifocillati ci rimettiamo in marcia per tornare alle auto, è una bella camminata in discesa, mettiamo le racchette, non che servano ma anche loro hanno il diritto di calpestare un poco di neve.
Verso la fine della discesa ripassiamo in un punto che alla mattina già si era dimostrato insidioso, sono solo 2 metri di terreno ghiacciato, non ci sono appigli e pochi i punti dove poggiare i piedi e neppure tanto sicuri a dire il vero; Rossano fa un ampio giro e si posiziona dall'altra parte, io gli lancio la corda, Paolo fa sicura e comincio col passare io, poi uno alla volta, senza troppi tentennamenti passano gli altri, per ultimo Paolo; abbiamo perso 10 minuti ma anche questa volta dobbiamo ringraziare quel peso in più che ci portiamo sempre dietro, "inutile" secondo alcuni, "essenziale" secondo noi.
Scendiamo alle baite degli alpeggi bassi ed arriviamo poi alla chiesa del Blitz; qui decidiamo di andare direttamente verso l'agriturismo del Blitz, solo per non fare il tratto verso il ponticello, che alla mattina presentava tratti ghiacciati.
Ed è qui ce ci siamo sbagliati perché peggio del sentiero è il tratto di strada che collega l'agriturismo con il posteggio, il passaggio delle auto ha "schiacciato e lucidato" la neve rendendo scivoloso ed infido il percorso.
Eccoci infine alle auto,anche oggi tutto è andato bene, il tempo non solo è stato clemente, è stato sorprendentemente bello.

 
   L'escursione è stata diretta da Paolo e da Ermanno
   ci hanno fatto buona compagnia alcuni amici del CAI di Gallarate


potete seguirci con l'immaginazione guardando le foto scattate



le foto delle varie escursioni fatte le trovate seguendo il link alle foto

mercoledì 31 ottobre 2012

Gigi aveva ragione

Per un giorno Gigi è uno del PAMPI
28/10/2012 verso il Moregallo

Siamo solo in 8, pochi si sono iscritti all'escursione di Gigi e Martino, ed alcuni hanno dato forfait al sabato  sera ed alla domenica mattina; il motivo è chiaro a tutti, è annunciata pioggia certa.
Gigi dice che secondo i modelli meteo non dovremmo trovare acqua, ma è previsto qualche fiocco in quota e durante la giornata il tempo dovrebbe andare migliorando.
Ora possiamo dire "Gigi aveva ragione".
Partenza dal solito parcheggio, con un leggero ritardo dovuta alla vana attesa di Martino.
Imboccata l'autostrada a Busto Arsizio vediamo il cielo davanti a noi promettere bel tempo, la coltre di nuvole si squarcia ed appare un cielo azzurro che fa ben sperare per la nostra escursione.
Ci si muove svelti in due sole auto, non ci sono soste caffè, si arriva presto al punto di parcheggio a Valmadrera, dove taro l'altimetro a 300 m.
Scesi dall'auto ci accoglie un forte vento da Nord Ovest che subito ci intirizzisce.
Si parte in gruppo ma subito ci sgraniamo, c'è chi ha un passo decisamente diverso dal nostro.
Il sentiero ci porta rapidamente in quota; intorno ai 500 mt. troviamo un primo ricovero fatto a mò di grotta, ed intanto il vento è ancora forte.
Arriviamo al Sasso di Preguda, un masso erratico che fa da parete alla piccola chiesa di S. Isidoro, siamo a 650 mt. ed il vento si è rinforzato.
Pochi minuti di sosta poi riprendiamo il cammino, cade qualche granello di acqua ghiacciata, è come grandine finissima, si adagia sui nostri gusci con un lieve ticchettio, il vento si fa ancora più forte ed a tratti rende incerto il passo.
Eccoci ad un altro ricovero, ormai nevica decisamente, il terreno si fa più impegnativo, più ripido e ci sono diversi passaggi con roccette che ci costringono ad appoggiare le mani.
Saliamo, sempre sotto la neve fino alla bocchetta di Preguda prima e di Sambrosera poi, l'altimetro segna 1150.
Ci affacciamo dalla Bocchetta ed il vento ci sferza forte, la neve impedisce la visuale, decidiamo di tornare sui nostri passi.
Nello scendere troviamo neve fino a bassa quota, in alcuni punti ne ha accumulato quasi 10 cm.
Oggi bisogna ammettere che "Gigi aveva ragione" in effetti non ha piovuto.
Bella la prima uscita sotto la neve, forse prevedibile ma non scontata.
Abbiamo cominciato in bellezza il periodo invernale 2012-2013.

 
   L'escursione è stata diretta da Gigi Sironi
  

potete seguirci con l'immaginazione guardando le foto scattate

da Ermanno
e da Paolo


le foto delle varie escursioni fatte le trovate seguendo il link alle foto

domenica 29 luglio 2012

22 Luglio 2012 in 9 al Rifugio Mezzalama

 Ermanno e Paolo sostituiscono Ivano e Moreno come direttori dell'escursione

Ritrovo e partenza puntuale alle 6°° dal piazzale Carrefour-K2 di Gallarate.
Alle 8,30 ci incamminiamo da St.Jaques di Champoluc (1695 m.s.l.m.).
Alla Cappelletta di Blanchard seguiamo le indicazioni del sentiero 7 che ci guideranno fino al Rifugio.
Il sentiero inizia subito al di la del ponte sul Torrente di Verra e fino a Beau Bois (1920 m.s.l.m.) è lastricato ed in parte a gradoni, per divenire poi un classico sentiero nel bosco fino a sbucare a 2050 al Pian di Verra Inferiore (2050 m.s.l.m. / 1h15'), che percorriamo quasi per tutta la sua lunghezza fino a quota 2085 dove svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il Lago Blu (2212 m.s.l.m.), che viene presto raggiunto.
Si prosegue il cammino tenendoci a sud del lago, su un sentiero ben tracciato ma poco segnalato;
oltrepassata la prima morena (quella sulla destra dell'alveo del ghiacciaio, ormai di parecchio arretrato) si supera un ponticello sul torrente, si risale sulla seconda morena (quella di sinistra); il sentiero con poco dislivello conduce all'inizio del Pian di Verra Superiore ove arrivano le Jeep che fanno servizio navetta per coloro che non vogliono fare a piedi il primo tratto di strada; si percorre un tratto di strada sterrata, circa 6 o 700 metri poi si torna sul sentiero che si stacca a sinistra (2280 m.s.l.m. / 2h) e prosegue sul fianco esterno della morena.
Piano piano si risale il fianco fino a raggiungere la cresta della morena a circa 2590 m.s.l.m. / 2h45'; poco dopo si intravede il Rifugio Mezzalama. Occorre  ancora 1h15' per raggiungelo a quota 3004 m.s.l.m.
Al nostro arrivo il rifugio è già pieno di escursionisti, ci tocca stare all'esterno e tira un'aria frizzante che ci obbliga ad indossare pile e guanti.
Si pranza al sacco, seduti su calde rocce. Mentre attendiamo l'arrivo degli amici, che partiti il giorno prima hanno pernottato al Rifugio delle guide d'Ayas ed in mattinata hanno raggiunto chi il Polluce e chi il Castore, lasciamo un ricordo sul libro del rifugio, se ne incarica Filippo Rizzo.
Una volta arrivati facciamo loro festa e complimenti, poi alle 14,30 si riparte tutti assieme, si scende rapidi.
Al Pian di Verra Superiore lasciamo gli alpinisti che con i pesanti zaini scenderanno con la jeep.
In prossimità del Lago Blu scorgiamo dei camosci, ed il blu del lago ci appare di un'unica tonalità irreale, sembra una macchia di colore su un quadro di Giuseppe.
Il tempo di una foto di gruppo e poi nuovamente in cammino, rapidi.
Giungiamo a St.Jaques giusto in tempo per un ultimo saluto ai giovani alpinisti, sono le 17 appena passate, siamo stati rapidissimi, poco meno di 3 ore per la discesa, non male.
Ci cambiamo, una birra e poi verso Gallarate.
Giornata piacevole, escursione riuscita, tutti alla meta, vista mozzafiato, cosa si può voler di più? ......

potete seguirci con l'immaginazione guardando le foto scattate



le foto delle varie escursioni fatte in precedenza le trovate seguendo il link alle foto

08 Luglio 2012 Ricognizione Rimella - Bocchetta di Rimella (o di Campo)


doveva essere una ricognizione

Si doveva essere in un paio giusto per rinfrescarci le idee sulla strada da fare, poi si sono aggiunti altri "tanto per non passare a casa la domenica" ed eccoci in 8 sul percorso Rimella - Bocchetta di Rimella.

La giornata non è un granché, non sa di nulla, il cielo non sa di sole e non sa di pioggia, è semplicemente grigio con qualche sprazzo di azzurro, si parte sul presto perchè così si era deciso per evitare di soffrire il caldo che in questi giorni è veramente insopportabile.
A Borgosesia ci accoglie la pioggia che è dapprima fine fine e diventa poi uno scroscio forte e poi torna fine fine; ci domandiamo se è il caso di continuare ma verso le montagne si nota qualche segno di miglioramento ed infatti dopo poco smette di piovere. Arriviamo a Varallo, poi a Rimella e posteggiamo in frazione Chiesa, non piove ma l'aria è fresca ed umida, indossiamo una giacca impermeabile, prima sorpresa è l'impossibilità di visitare la chiesa che è aperta giusto il tempo per le funzioni domenicali, dicono che sia una delle più belle della valle ma colpa dei furti d'arte è sempre chiusa. Non ci resta che incamminarci sul sentiero dei Walser, il segnavia da seguire è Sentiero2
Saliamo  lentamente passando a fianco della Posa dei Morti, vecchia costruzione in cui nel periodo invernale venivano posti i defunti in attesa che si potesse passare la Bocchetta per poterli inumare nel cimitero di Campello; attraversiamo vecchi villaggi fino a raggiungere la Bocchetta di Rimella o Bocchetta di Campello.
C'è uno spiazzo poco sotto la croce, è munito di un tavolo in pietra, ci fermiamo per pranzare e per farci un caffè espresso, si dico proprio un caffè espresso, non un caffè portato in un termos e neppure uno liofilizzato, facciamo bollire l'acqua e la mettiamo in un aggeggio in cui viene fatta pressione per far scendere l'acqua bollente attraverso una cialda e così otteniamo un caffè con tanto di schiuma; manca la correzione, la prossima volta dovrò organizzarmi meglio.
Quindi dopo la foto di gruppo iniziamo la discesa che ci porta all'alpe Pianbello, dove comperiamo dei formaggi fantastici sia di capra che di vacca e poi più giù ancora portiamo i nostri saluti agli ospiti della Baita CAI di Borgomanero (1801 m.s.l.m.).
Proseguiamo verso l'Alpe Sinanecca, perdiamo e ritroviamo il sentiero più volte, poi giù verso l'Alpe Ratte, l'Alpe Var e l'Alpe Van, da qui a S.Gottardo ad ammirare la chiesa (ovviamente chiusa) e di seguito verso Chiesa dove saliamo in macchina e ripartiamo verso casa.
In conclusione: il tempo è stato clemente, la camminata piacevole, tutti soddisfatti.
 
   L'escursione è stata diretta da Liviana con l'aiuto di Ermanno
   ci hanno fatto buona compagnia alcuni amici del CAI di Gallarate


potete seguirci con l'immaginazione guardando le foto scattate



le foto delle varie escursioni fatte le trovate seguendo il link alle foto